Non è importante da chi parta questa iniziativa: nessuno di noi è un addetto ai lavori né ha rilievo o fama nazionali; se anche vi fosse, non avrebbe nessuna importanza: l’unica cosa che conta è che noi amiamo la Juve.
Apparteniamo alla più trasversale delle categorie, quella dei tifosi: l’unico sentimento che ci accomuna, l’unica ragione che ci muove è l’amore per la nostra squadra di calcio.
Per questo non abbiamo né cerchiamo appoggi di nessun tipo a personaggi che potrebbero dare maggiore risonanza alla nostra richiesta: ci vantiamo di appartenere alla maggioranza silenziosa, quella che non parla mai di calcio con la prospettiva di farsi sentire o di ottenere qualcosa, che paga il biglietto allo stadio e il canone tv solo per poter seguire meglio i propri campioni. E tali restiamo.
Adesso però vogliamo farci sentire: vogliamo che questa nostra richiesta arrivi alle orecchie di chi ha in mano le redini del club, tanto la Proprietà quanto quelle persone che, pur non comparendo personalmente nell’organigramma aziendale, talvolta da semplici “sponsor”, come si vantarono di essere, prendono decisioni di rilevanza vitale per la Juventus, come quella dell’agosto 2006 (nè ci risulta che Blatter sia stato querelato per aver affermato che ci fu l’importante “mediazione” del signor Montezemolo…). Sappiano che, nonostante abbiano una grande capacità di controllo sui mezzi di “informazione” non l’hanno né la possono avere sulle menti dei tifosi, nemmeno diffondendo informazioni fasulle e proponendo immagini ovattate, patinate, in cui descrivono un mondo juventino che non esiste.
Non esiste il mondo dei tifosi fessi, per esempio, cui si può raccontare che scelte difficili vengono fatte per motivi diversi da quelli reali; nè ci accontentiamo di fare le comparse nello stadio e di sorridere di fianco al proprio campione preferito dopo aver vinto il concorso riservato ai membri. D’altro canto non è strano se chi non sa cosa vuol dire amare una squadra di calcio pensa di potersi fare a lungo beffe di chi invece la segue col cuore oltre che con la mente. Come possono questi signori competere con chi tutti i giorni rivolge almeno un pensiero alla sua squadra, a chi vive da un anno e mezzo con lo stomaco aggrovigliato e il cuore ferito? Con chi discute per ore e giorni coi compagni di fede mettendo in crisi perfino i rapporti personali?
Noi siamo sicuri di avere dato alla Juve tempo, salute e anima. Non siamo altrettanto sicuri che i signori della IFIL (leggi FIAT) abbiano il nostro prestigioso curriculum. Anzi, diverse cose ci fanno pensare che alla nostra squadra abbiano dato ben poco.
Cos’abbiamo ricevuto da questi signori?
Innanzitutto la “Solidarietà ai giocatori e al tecnico” , nel giorno in cui l’onore sportivo era messo in discussione: una pietra tombale messa da chi avrebbe dovuto, invece, far sentire tutto il suo peso affinché non si traessero conclusioni affrettate e fino a che non fosse stata la magistratura, ordinaria o sportiva, a fare giustizia.
Una blanda difesa nel processo sportivo relativo all’inchiesta “calciopoli”. Molti di noi ci sono passati sopra, dopotutto “qualcosa era stato fatto”, e Palazzi aveva chiesto la C. Se avesse chiesto la radiazione forse saremmo passati sopra alla considerazione che la Lega Nazionale Dilettanti con 20 punti di penalizzazione sarebbe stata una pena congrua.
Un codice etico, per dire che ora la Juventus è pulita, siamo trasparenti e ci comportiamo bene a tutti i livelli, in casa nostra e fuori. Questo significa che prima eravamo sporchi? E dov’erano quelli che dovevano controllare? Forse che sul proprietario non grava un obbligo giuridico di vigilare sulla buona gestione dell’amministratore? Con quale coraggio possono, i signori della IFIL, gli “sponsor”, presentarsi con la loro faccia sorridente spacciandola per pulita? Dov’erano, cosa guardavano? Evidentemente non guardavano alla Juve con l’occhio del padrone premuroso, forse solo con quello dell’erede arrogante e ignorante.
L’ assurda cessione di Mutu alla Fiorentina, giocatore di grandissimo talento, proprio uno di quelli che si erano detti disponibili a rimanere.
La decisione di rinforzare l’Inter coi nostri due giocatori dal valore assoluto più alto, ad esclusione del portiere: al di là di tutte le considerazioni sullo scudetto indossato, sull’odio alimentato in anni dal “signor” Moratti (comportamento che ha danneggiato gravemente la cultura sportiva del Paese), sulla Telecom e la TIM e le intercettazioni, la bestialità di queste due cessioni, oltre che intrinseca, è nel fatto che siamo stati noi a porre i migliori presupposti per NON vincere nei prossimi anni.
La furia iconoclasta e revisionista contro tutto ciò che rappresentava il nostro recente passato, compresi l’allenatore campione del mondo, reo di appartenere a “un passato che vogliamo dimenticare”, e il nostro diplomatico d’eccellenza, Roberto Bottega, costretto a lavorare nell’ombra come un recluso in libertà vigilata, per poi essere scaricato senza peraltro che in società ci sia una sola persona con la sua competenza e la sua conoscenza del mondo dei presidenti di club europeo.
Uno staff dirigenziale in cui l’aver avuto esperienza nel mondo del calcio è sembrato fosse diventato di colpo un’infamia. E i risultati si sono visti: abilissimi nel vendere, attenti all’immagine pur senza particolari abilità comunicative (vicenda Deschamps), ma pessimi compratori. Difficile ricordare una simile sequenza di giocatori presi e di veloci ripensamenti sulla loro utilità.
Quello che ne deriva è un quadro fatto di decisioni sbagliate, progetti non avviati, soldi non investiti, insulti su dodici anni di storia, favori fatti a presidenti amici di lunga data e soci in affari, comunella con le stesse istituzioni sportive che ci hanno affossati: tutto ciò che serviva per distruggere lo scomodo (?) passato, niente di ciò che occorre per costruire un radioso futuro: smantellata la squadra di fenomeni, liquidato l’organigramma aziendale, realizzato un bestiale compromesso con le istituzioni politiche e sportive (nel giro di poche settimane sono finiti nello stesso calderone comportamenti antisportivi dei dirigenti, retrocessione in B con sconto di pena all’arbitrato, soldi in meno sui diritti televisivi, finanziamento poi non erogato allo stadio); e alla fine la Juventus non é riuscita nemmeno a mandare in cantiere l’unico investimento che per un proprietario rappresenta una certezza: un nuovo impianto di gioco.
Qualche mese fa John Elkann ha lamentato che la B gli è costata un sacco di soldi. Ci chiediamo se lo sa quanti sacchi di soldi costano alla Juve gli acquisti sbagliati, il pessimo accordo sui diritti televisivi da noi avallato, e ogni mese che passiamo all’Olimpico, a causa della incredibile inattività sulla vicenda dello stadio. Quello che doveva essere il cavallo di battaglia della nuova gestione, l’unica cosa su cui Blanc è senza dubbio competente, è fermo ai box, non si sa nemmeno se verrà realizzato o se ci si limiterà a dare una mano di vernice ai piloni del Delle Alpi.
A fronte di questo disastro, a noi tifosi non resta che aggrapparci all’unica nota positiva, la prima squadra: i risultati raggiunti sono confortanti, e la mentalità che la vecchia guardia ha trasmesso ai nuovi arrivati sembra l’unica cosa che rimane intatta della Juventus che fu: l’anima, la mentalità vincente; ed è quasi paradossale ricordare che alcuni degli uomini più importanti in questa prima metà di stagione erano sul piede di partenza o in discussione.
“Solidarietà ai giocatori e al tecnico”, disse un giorno un tale. Ora la ruota è girata, e dirlo tocca a noi. Solidarietà ai giocatori e al tecnico, perché la Juve sono loro. A voi altri, neoproprietari e “sponsor”, solo il disgusto per chi entra in un club glorioso con l’arroganza dell’erede che tanto ha ricevuto ma niente ha vissuto, e niente sa. Dal 1994 in qua, ed anzi da molto tempo prima, nel bene e nel male, in quel passato che volete dimenticare, noi eravamo qui, a soffrire per la squadra, tutti i giorni con la stessa passione. Voi dov’eravate? A dedicarvi ai vostri numerosi affari? A fare finta di non vedere, perché per intanto vi andava bene così? Noi invece siamo sempre stati qui, vicino alla squadra, come le casse aziendali ben sanno, visto il peso specifico dei tifosi juventini negli abbonamenti delle pay-tv. E siamo ancora qui, con una richiesta, decisa e univoca.
Andatevene!
sottoscrivi la petizione all'indirizzo http://www.ipetitions.com/petition/cedetelaJuventus/